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IL REI DI SIR FRANCIS VANE E DEL MAESTRO MOLINARI
A PONTEDERA
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CIRCA GENNAIO 1911 - 1912 -
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“Una
mattina di primavera del 1910, insegnavo all’aria aperta nel bel
mezzo di un viale alberato una lezione di ginnastica ai miei
alunni, quando un signore dall’aria distinta, che a lungo si era
fermato ad osservarmi, si avvicinò e presentandosi mi diede
alcuni consigli pratici e mi invitò a casa sua per un colloquio.
Emozionato vi andai, il Vane gentilmente incominciò a parlare
del Movimento Scout sorto in Inghilterra appena due anni prima,
degli scopi educativi che si proponeva e degli ottimi risultati
fino allora raggiunti nella formazione morale, spirituale e
fisica dei giovani. Alla fine mi propose di creare gli
esploratori a Bagni di Lucca”
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Sir Francis Patrick Fletcher Vane
of Hutton
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Con queste parole, tratte da un
diario rinvenuto tra i documenti della figlia, il maestro
Remo Molinari descrive
il
suo incontro con il barone inglese Sir Francis Vane of Hutton[1],
avvenuto a Bagni di Lucca nella primavera del 1910, dal quale nacque l’idea di
costituire la prima organizzazione scautistica italiana.
La proposta del Vane fu presto
messa in pratica e, seppur tra grandi difficoltà, il nobile
inglese insieme con il maestro italiano si misero all’opera per
portare avanti il progetto. Nella primavera del 1910 l’idea si
concretizzò e fu fondato a Bagni di Lucca il R.E.I. (Ragazzi,
Esploratori, Italiani)[2].
I ragazzi di Bagni di Lucca
accorsero numerosissimi tra le file degli scout e l’iniziativa,
che in molti ritenevano poco credibile, prese avvio con
impensato entusiasmo.
Il primo bambino ad indossare
l’uniforme da esploratore si chiamava Pompeo Dell’Omodarme; la
sua divisa era stata acquistata dal Vane direttamente a Londra;
fu presto ordinato in Inghilterra un grosso quantitativo di
stoffa per cucire le uniformi di tutti gli altri ragazzi.
Come simbolo il Vane scelse un
giglio, così come aveva fatto B.-P.; quasi sicuramente si
trattava dello stesso giglio che egli aveva potuto ammirare
sulla facciata del Reale Casinò di Bagni Lucca - Ponte al
Serraglio, da lui frequentato insieme con i molti villeggianti
stranieri in particolare britannici che affollavano in quel
periodo la stazione termale lucchese. Il giglio era modellato
negli stucchi di una architrave decorativa esterna ma compariva
anche nella tappezzeria interna del circolo.
Al contrario di ciò che molti ritengono, quell’emblema non
corrisponde al simbolo di Firenze ma si tratta invece di un
giglio borbonico. L’edificio infatti, in stile neoclassico, era
stato costruito durante il periodo in cui sul Ducato di Lucca
(ex Repubblica) regnava Carlo Lodovico di Borbone Parma, dal
1815 al 1847[3].
Al giglio, di colore bianco in
campo azzurro, furono aggiunte ai lati le due iniziali R. ed E.
cioè Ragazzi Esploratori che qualcuno però intese anche come
Regi Esploratori, in onore del sovrano.

Giglio REI
Il 7 novembre dello stesso anno il
Re Vittorio Emanuele III ricevette nella tenuta reale di San
Rossore la Compagnia dei Ragazzi Esploratori di Bagni di Lucca,
congratulandosi con lo stesso Vane e con il maestro Molinari.
Dell’avvenimento la cronaca dette ampio risalto e comparirono
articoli su tutti i quotidiani nazionali.
Il “Giornale d’Italia” dell’8
novembre 1910: “Il Re e i Ragazzi Esploratori.
Alle 10.30 poi S.M. passò in rivista la compagnia dei ragazzi
esploratori dei Bagni di Lucca, una nobilissima istituzione che
l’inglese Sir Francis Vane, un reduce dal Transvaal, ha fondato
per educare i giovani alla bontà ed alla disciplina. I ragazzi,
veri militari in miniatura, hanno tenuto un contegno così
corretto da meritare l’ampia lode del Sovrano e delle persone
del suo seguito. La compagnia dopo aver eseguito delle
evoluzioni sul piazzale di San Rossore, si è allineata intorno
ad una tavola riccamente imbandita ed hanno fatto molto onore ai
dolci squisiti che loro erano stati offerti da S.M.
Accompagnavano questi ragazzi oltre che il loro capo Sir Francis
Vane, il comandante maestro Molinari, i signori Santini,
Cherubini, Pistolozzi, marchese Pucci di Firenze[7],
il generale Ulbrich, il giudice Douetti pretore di Borgo a
Mozzano, le signore Helen Zimmern e Luisa Ball: quest’ultima è
la più fervente propagandista dell’istituzione. La compagnia fu
molto festeggiata dalla cittadinanza. Ad esso fecero cortesi
accoglienze il sindaco Buonamici, il principe Amabelek Lazarew
ciambellano della corte di Pietroburgo.”[8]
Il “Corriere Toscano” S.D.:"I
RAGAZZI ESPLORATORI - SL S. Rossore -
Di ritorno dal nobile e pietoso pellegrinaggio ai luoghi della
sventura — ove la presenza e la parola sua asciugò tante lagrime
[sic] e rialzò tanti cuori depressi — Sua Maestà Vittorio
Emanuele III si è compiaciuto di invitare, per passarla in
rivista a S. Rossore, domenica ventura 6 novembre, la prima
compagnia italiana di Ragazzi Esploratori, che sì è formata ai
Bagni di Lucca sotto gli auspici di Sir Francis Vane baronet of
Hutton.
Indimenticabile, certo, e fecondo per l'anima loro di nobili e
duraturi effetti sarà per questi fortunati Ragazzi il primo loro
incontro col be-neamato loro Sovrano, nel quale vedono, ora più
che mai, tradotti in realtà e in azione i sublimi principii che
le loro guide con ogni premura, cercano di infondere in essi;
principi della più pura umanità e fraternità, culminanti nella
massima: « Ama il prossimo tuo come te stesso e più di te stesso
».
Dai
Bagni di Lucca la Compagnia dei giova-netti condotta da Sir
Francis Vane, dal direttore didattico, sig. Vincenti e dal
maestro e capitano degli Esploratori, sig. Molinari, giungerà
alla stazione , centrale di Pisa col treno delle 8.35. Indi,
passando per la Piazza Vittorio Emanuele e fermandosi un istante
dinanzi alla statua, in omaggio al Re Galantuomo, gli
Esploratori si recheranno, per via Vittorio Emanuele, il Ponte
di Mezzo, Piazza XX Settembre — ove s' inchineranno al grande
Eroe, altro loro luminoso ideale — e per Borgo Stretto al «
Corrie-re Toscano » il quale, colla stessa squisita ospitalità
con cui apri, per il primo fra i giornali, quotidiani, le sue
colonne alla nascente istituzione, vuole ora aprire ad essa la
sua sala, perché vi si possano riposare e rifocillarsi un
istante prima di intraprendere alle 9 la marcia alla volta di S.
Rossore.
Cammin facendo i ragazzi avranno agio di ammirare la bella
Piazza dei Cavalieri ed i classici monumenti di Piazza del
Duomo. Nella pineta di S. Rossore ' verrà loro offerto un lunch.Di tutto cuore — lusingandoci che molti fra la cittadinanza
dividano il nostro sentimento — diamo agli ospiti dei Bagni di
Lucca anticipatamente un cordiale benvenuto. "
L’iniziativa del
Vane si diffuse rapidamente in Toscana e nel resto d’Italia. Il 12
novembre 1910 a Genova il barone inglese aveva tenuto una conferenza per
la costituzione nella città ligure di una sezione R.E.I.; vi avevano
partecipato M. Mazza, J. R. Spensley e il conte Ottavio Reghini.
Il 25 novembre “L’Eco
Versiliese” N° 47 aveva annunciato che il barone Vane e il generale
Ulbrich intendevano organizzare a Viareggio una sezione R.E.I.; così
avvenne nelle settimane successive e “Il Libeccio” ne annunciò la
costituzione in data 21 gennaio 1911. Il 20 dicembre 1910 “La Nazione”
annunciò la formazione a Firenze del Comitato Centrale dei Ragazzi
Esploratori, alla presenza di esploratori e dirigenti delle sezioni
allora costituite, tra cui Genova. Nel novembre 1911 si costituì infine
la sezione R.E.I. di Napoli.
In Toscana si dettero
vita ai “Centri d’Organizzazione” dai quali iniziarono a formarsi le
prime sezioni del R.E.I.
Un documento scoperto recentemente ci offre informazioni su quella che fu l’iniziale organizzazione del R.E.I. tra la fine del 1910 e l’inizio del 1911. Si tratta di un
opuscoletto informativo, senza data ma risale certamente a quel periodo
e successivo al novembre 1910. Sulla pagina di destra sono riportate le
seguenti parole: “Ragazzi Esploratori Italiani – Sotto l’Alto
Patronato del Re d’Italia – Ispettore Generale Sir Francis Vane –
Viareggio, Via Ugo Foscolo, 38. – Primi Centri d’Organizzazione ai quali
rivolgersi”.
Nella pagina compare la Legge del R.E.I. con la seguente postilla, a
chiosa della legge: “Non basta per l’uomo affamato l’affermare che il
pane è buono e può nutrirlo, bisogna che lo mangi, così non basta dire
che questi principii sono belli e buoni e veri, bisogna viverli, e la
nostra Società è sorta proprio per aiutare la nuova generazione a
praticare più perfettamente ed intrinsecamente questi principi di vita.”[2]
Il documento è firmato da “Il Commissario
Ligure” ed è nostra ragione pensare che si trattasse dello stesso Mario
Mazza, ipotesi confermata dal fatto che per ciò che riguarda la sezione
di Genova si indica proprio il dott. J. R. Spensley come dirigente,
domiciliato presso l’Albergo Unione.
Tra i 22 centri d’organizzazione presenti
sul documento ben sette si trovavano in Toscana: Albinia, Bagni di
Lucca, Firenze, Lucca, Pisa, Viareggio e Pontedera.

La notizia della presenza a Pontedera
dell’organizzazione di un raggruppamento R.E.I. è significativa e degna
di considerazione. La riflessione ci nasce dal fatto che questo
avvenimento testimonia la sensibilità della città di fronte a quelle
nuove istanze nel campo della educazione e della formazione della
gioventù che a Pontedera avevano radici ben profonde. Tale rispondenza
infatti era presente a Pontedera fin dalla seconda metà del XIX Secolo
ed è testimoniata dalla costituzione sperimentale di un “Giardino
d’Infanzia” nel 1880. Ne fu promotrice l’allora direttrice Giuseppina
Bettini che aveva conosciuto e sperimentato le teorie del pedagogista
tedesco Friedrich Wilhelm August Fröbel (1782-1852) e quelle dell’abate
cremonese Ferrante Aporti (1791-1858)[9].
Anche il Movimento Cattolico di Pontedera
si era da tempo occupato dell’educazione e della formazione dei
fanciulli. Dalla scuola della San Vincenzo de’ Paoli[10]
al Circolo Cattolico “San Luigi Gonzaga”, che si era costituito come
vedremo in seguito proprio per questo scopo, l’educazione della gioventù
era uno degli obiettivi principali perseguito dai cattolici[11].
La notizia documentata
dell’esistenza di un Centro d’Organizzazione pontederese del R.E.I. però
rimane isolata,
riscontriamo poi che il testo del documento non specifica ulteriori
informazioni ma ci offre il nome del responsabile nella figura del Cav.
Avv. Francesco Maglioli.
I Maglioli erano una
famiglia di facoltosi proprietari terrieri. Francesco Maglioli
(Pontedera 1 luglio 1874 – Ivi 16 gennaio 1957) affiancò alla gestione e
all’amministrazione dei propri possedimenti terrieri la professione
forense, aprendo a Pontedera uno studio legale tutt’oggi esistente e
guidato dal nipote Filippo Torrigiani Malaspina. Maglioli con buona
probabilità aveva conosciuto il barone inglese a Viareggio, dove questi
risiedeva e dove molti benestanti pontederesi erano soliti recarsi. A
Bagni di Lucca invece il Vane trascorreva periodi di villeggiatura
insieme alla moglie.
Francesco Maglioli
aveva sposato Carlotta Della Bianca, dell’omonima famiglia anch’essi
facoltosi proprietari terrieri. Di tendenze e formazione laico-liberale
e forse filomassonica, divenne cattolico praticante in seguito alla
morte del figlio Andrea ancora giovane; mentre l’altra figlia Lalla andò
in sposa al marchese Torrigiani Malaspina.
Nello 1910, lo stesso
anno in cui a Bagni di Lucca si era formato il primo raggruppamento di
scout, Maglioli fu eletto Sindaco di Pontedera, succedendo al noto
ingegnere e architetto Luigi Bellincioni[12].
Egli mantenne la carica per dieci anni[13].
I tentativi di
reperire ulteriori testimonianze oltre al prezioso documento scoperto da
Mauro Furia sono risultati vani. Noi oggi non possiamo sapere se
all’iniziale organizzazione di Maglioli seguì la vera e propria
costituzione di una sezione scout. La breve vita del R.E.I. e la
successiva costituzione del C.N.G.E.I. dove il primo confluì, ci
farebbero propendere per il no; del resto a Pontedera non fu mai aperta
una sezione C.N.G.E.I.[14]
Ma al di là di tali considerazioni, il fatto che noi riteniamo
significativo è che il Centro d’Organizzazione Scout di Pontedera,
assieme a quelli di Firenze, Pisa e Viareggio e della stessa Bagni di
Lucca, ben rappresenta il grande successo del primo esperimento di
Scautismo in Italia ed il grosso tentativo di diffondere la proposta
educativa di Baden-Powell in Toscana e nel resto del Paese.
[1]
Il barone inglese Sir Francis Patrick Fletcher Vane,
militare dell’esercito britannico, si era arruolato come
volontario nella guerra anglo-boera dove conobbe
Baden-Powell. Al ritorno dal Sudafrica il Vane, definendosi
appassionato apostolo della Pace ed avendo conosciuto lo
Scautismo ne apprezzò le intuizioni ma mosse pesanti
critiche. Le accuse rivolte a Baden-Powell erano in
riferimento ad un presunto militarismo considerato
eccessivo. Creò quindi una sua associazione che definì “National
Peace Scout”, ribattezzata poi “British Boy Scout”.
[2]
L’atto di costituzione del R.E.I. fu firmato il 12 luglio
1910 presso il Law Tennis Club, presenti numerose autorità e
un folto pubblico. “Storia dei ragazzi esploratori
italiani. 1910 – Bagni di Lucca. Nascita dello scautismo in
Italia” a cura di Mauro Furia. Firenze, allegato a “Toscana
Scout”, 2001, pp. 8-10.
[3]
Lo stemma dei Borboni è costituito da tre gigli d’oro in
campo azzurro. Propriamente non sono gigli ma fiordalisi.
[7]
Questi personaggi appartengono tutti all’alta borghesia ed
all’aristocrazia toscana. I marchesi Pucci di Firenze
divennero poi sostenitori del Movimento Scout e
dell’A.S.C.I. in particolare. La sede del Commissariato
Regionale (oggi Comitato) e la rivendita “Stella Alpina
Italiana” si trovano tuttora a Firenze, all’interno del
palazzo Pucci nell’omonima via.
[8]
Dalle parole del cronista intuiamo che tra il R.E.I.
derivante dai “National Peace Scout” del Vane, e il
Movimento di Baden-Powell non ci fosse una così grande
differenza e che forse le accuse rivolte dal nostro a
Baden-Powell fossero false e dettate da un certo grado di
rivalità. Del resto, a proposito di militarismo,
Baden-Powell era sempre stato molto chiaro su quanta
distanza ci fosse con il Movimento Scout; e da tali accuse
egli era sempre uscito assolto.
[13]
Nel 1943, cioè nel periodo della Repubblica Sociale Italiana,
Francesco Maglioli fu nominato Commissario Prefettizio di Pontedera
(lo storico Caciagli lo definisce “Podestà”). Nell’infuocato clima
politico del dopoguerra fu accusato dai comunisti di
collaborazionismo filo-nazista, ma non sembra che si sia mai
distinto per plateali prese di posizione in favore del regime
fascista o del nazismo (del resto per i militanti del P.C.I. era
comune routine accusare di filo-fascismo indistintamente chiunque
che non professasse la loro stessa ideologia). Sembra anzi che egli
avesse accettato a fatica la nomina propostagli dal Prefetto e che
lo avesse fatto nel tentativo di tutelare gli interessi di Pontedera
in quei terribili momenti. Testimonianze a riguardo sono reperibili
nelle opere dello scrittore Pietro Giani. Lo stesso Giani ne ha
parlato più volte, con abbondanza di particolari, all’autore di
queste pagine. Vds. GIANI, Pietro “Cremea”, Pisa, Giardini
Editore, 1979 e “Il Giani lo sapeva”, Pontedera, Bandecchi &
Vivaldi, 1996. É comunque evidente che la figura di Francesco
Maglioli meriterebbe un studio specifico ed approfondito.
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